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venerdì 01 ottobre 2010  

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REPLICA A DANIELE QUIRICONE/CGL

Ho appena letto la replica di Daniele Quiriconi al mio articolo apparso su “la Vita” del 4 ottobre.

Francamente, non riesco a capire il tono polemico della sua lettera, né che cosa voglia dire.

Mi spiego: nel mio articolo io scrivevo preoccupata dei troppi infortuni e addirittura delle morti bianche avvenute ultimamente sul lavoro.

Mi chiedevo come mai, nonostante ci si una buona normativa che regola i rapporti  tra il datore di lavoro e il lavoratore ,  nonostante quanto stabilito dalla Costituzione e le norme relative, nonostante lo Statuto del Lavoratori, e delle rappresentanze sindacali, e nonostante ci siano tanti organi preposti al controllo, alla vigilanza e per far rispettare tutta questa normativa vigente  (e menzionavo tutti questi organi) quindi nonostante tutto ciò che regola il rapporto tra l’azienda e il lavoratore per garantirgli  la sicurezza,la tutela fisica e morale e la dignità, ecco succedono ancora infortuni sul lavoro e  ci sono anche i morti.

Mi chiedevo come mai tutto ciò, mi chiedevo come mai non vengono fatte rispettare le regole in tutti gli ambiti relativi.

La mia non era una domanda retorica, la mia è vera preoccupazione tanto è vero che proponevo di intensificare i controlli, di promuovere una cultura su questo tema e predisporre gli strumenti di educazione e formazione in materia di sicurezza e lavoro  in modo che anche nei bandi pubblici  si tenesse conto di questi rischi. Dicevo che la formazione era importante non solo per i lavoratori che così diventano più consapevoli dei propri diritti, ma anche per i controllori che spesso sono dei burocrati e non dei tecnici, ed è importante per verificare la responsabilità delle imprese.

Ora  caro Quiriconi,  lei mi dice che io non nomino le imprese. Evidentemente non ha letto tutto l’articolo, perché parlo di ambienti lavorativi, di imprese, di datori di lavoro pubblici e privati e  anche non li avessi nominati è chiaro che il lavoratore lavora da qualche parte, che si tratti di imprese, azienda pubblica o privata, o agricola o quel che le pare, a me poco interessa. A me interessa che la situazione migliori, che il lavoratore sia tutelato.

Bene se ci sono le condanne quando le regole non sono rispettate, è proprio quello che auspico nella mia lettera. Bisogna che gli organi che esistono svolgano il proprio ruolo.

Le ripeto, trovo la sua risposta polemica fuori luogo. Il mio era un appello accorato a chi può fare qualcosa in merito. Io purtroppo non conto niente, posso solo dire o scrivere che si deve fare di più. Posso indignarmi di fronte a cattivi comportamenti e denunciare la cosa. Lei per esempio con il ruolo che riveste certamente può fare più di me.

Caro Quiriconi, vede, finché i problemi avranno un colore come sembrano avere per lei, non risolveremo mai niente. Deponga l’ascia di guerra, nessuno, mi creda, nessuno può essere a favore degli infortuni sul lavoro, e tanto meno delle morti che siano di immigrati o no, sempre morti sono.

Non strumentalizziamo queste cose per favore, vediamo invece di lavorare tutti uniti per migliorare la situazione. I morti sono di tutti, si può solo piangere e le lacrime come forse anche lei ha visto, non hanno colore.

Daniela  Simionato

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