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sabato 05 novembre 2011  

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LAVORI FUORI CORSO E DIVIETI FARLOCCHI

Quello che tanti miei colleghi consiglieri si ostinano a non voler capire ( forse perché un po’ pigri, forse perché non vedere è molto più comodo), è che non c’è miglior modo per conoscere i problemi della città che quello di viverla e di camminarla (mi si passi il transitivo). Percorrendola a piedi o in bici s’imparano tante cose.
Da apparentemente insignificanti dettagli, o da situazioni che sembrano di nessun rilievo, si possono ricavare preziose indicazioni sulla condizione della nostra città. Ma si possono capire anche certi comportamenti che un osservatore distratto può liquidare con un’alzata di spalle o inveendo contro la dilagante inciviltà.
Il caso. All’inizio di viale Arcadia, verso porta S.Marco, il vialetto pedonale è stato transennato per una trentina di metri con evidente divieto di passaggio.
Nessun cartello spiega il motivo di questo intervento. Potrebbe essere il pericolo di crollo delle mura, oppure l’inizio dei lavori di un inopportuno tratto di pista ciclabile o qualsiasi altra cosa che le cronache cittadine o la fantasia ci suggeriscono.
La situazione non dà segni di evoluzione, nel senso che nessun intervento è iniziato e tutto è rimasto come al momento della chiusura della zona.
Ma a fronte di questa cristallizzazione c’è un mondo intorno che si muove ed esige o spiegazioni o l’agibilità del tratto. Infatti, come succede sempre in questi casi, dopo settimane senza veder niente, il primo coraggioso “apripista” sposta una transenna, il secondo alza il nastro bianco/rosso e nel giro di qualche ora la breccia è aperta ed utilizzata dai pedoni che si sono riappropriati dello spazio proditoriamente ed immotivatamente sequestrato.
Non sono qui a fare l’apologia di un’infrazione che è quella di non rispettare un divieto imposto. Anzi colgo l’occasione per autodenunciarmi per aver percorso quel tratto formalmente chiuso. L’ho fatto molto per necessità, infatti non c’è indicazione che spieghi al pedone che cosa fare ed attraversare la strada in curva non è raccomandabile. Ma l’ho fatto anche come piccola protesta, intesa come disobbedienza civile, contro un sistema prevaricatorio, arrogante e incapace che impone divieti senza sentirsi in dovere di spiegare che cosa sta succedendo e soprattutto senza cercare di limitare i disagi che questi determinano.
Sono anni che vedo transennamenti, privi di qualsivoglia segnaletica o cartelli esplicativi, che hanno come unico scopo, non tanto la salvaguardia dell’incolumità dei cittadini, quanto il mettersi al riparo da azioni di responsabilità civile che eventuali incidenti conseguenti potrebbero generare.
Mi preme evidenziare quest’ultimo punto. Transennature e nastri bianco/rossi messi tanto per fare e destinati ad essere rimossi non proteggono un bel niente perché, come detto sono destinati ad essere rimossi. Non da vandali o pericolosi agenti provocatori, ma da chi di lì deve passare ed al quale non viene spiegato il perché di quel divieto.
E’ la stessa logica che spiega perché una segnaletica confusa e contraddittoria tende a non essere rispettata.
Se si vuole che il cittadino rispetti le norme, si impari a rispettare il cittadino offrendogli quell’informazione che è un suo sacrosanto diritto. Molti di noi sono genitori e sanno quanto una spiegazione valga più di cento scapaccioni. Pertanto è come se in questa città si fosse quotidianamente presi a ceffoni senza che nessuno ci dicesse perché.
Daniela Simionato
Capogruppo LegaNordT

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sabato 21 ottobre 2017

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