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Discriminazione dei Cristiani

COMUNICATO STAMPA: DISCRIMINAZIONE DEI CRISTIANI

Che non sia stato dato rilievo all’uccisione, avvenuta qualche giorno fa ad Islamabad, del ministro pachistano per gli Affari delle minoranze, Shahbaz Bhatti, è un fatto preoccupante. Bhatti si era fortemente battuto a difesa di Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte per aver offeso il profeta Maometto.
Il suo assassinio è stato rivendicato dai talebani pachistani.
Purtroppo questo gravissimo fatto è passato quasi in sordina. Così pure la vicenda di Asia Bibi ha avuto scarsissima risonanza al confronto di quella di Sakineh. Possibile che quei media così solerti di fronte a qualsiasi problema, siano assordanti nei loro silenzi solo quando le vicende riguardano i cristiani? Le organizzazioni non governative internazionali registrano in 200 milioni i cristiani perseguitati nel mondo. Solo negli ultimi mesi abbiamo saputo di cristiani arsi vivi in Pakistan, di sacerdoti e vescovi assassinati in Turchia, di 70 persone uccise in un attentato in Iraq mentre pregavano in chiesa, di ragazzi uccisi in Egitto perché osavano chiedere la costruzione di una chiesa, di decine di persone che in Cina sono state internate nei campi di concentramento, solo per avere manifestato la loro fede, di 16.000 persone sradicate dalle loro case in India perché oggetto di persecuzioni e assassini, delll’attentato alla comunità cristiana copta in Egitto. L’elenco potrebbe continuare.

Ci si preoccupa tanto della salvaguardia dei cosiddetti «nuovi diritti» dettati dalla propaganda politicamente corretta: a partire da quelli legati alla «differenza di genere» in materia sessuale per finire a quelli degli animali. Tutto conta, salvo ciò che conta davvero per la vita degli uomini.

Di fronte ai ripetuti attacchi, bisogna che ci sia una chara ed esplicita condanna degli attentati anticristiani.

Nella risposta arrivata dall’Ue si condanna genericamente l’intolleranza religiosa, ma si evita accuratamente di usare la paroa “cristiano”. Ciò è frutto di una concezione miope e distorta della laicità. Una visione secondo la quale fare esplicito riferimento a una religione significa per ciò stesso essere intolleranti, creare discriminazioni, dare il via a manifestazioni di odio e di violenza. Questa cultura laicista concepisce il cristianesimo solo come un fatto privatistico; le esternazioni e le testimonianze vengono additate, criticate e strumentalizzate.

Anziché gridare il proprio sdegno e la propria condanna, si sta zitti !

Daniela Simionato

Capogruppo LegaNordT.

Allegato odg presentato in C

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venerdì 20 ottobre 2017

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