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da Il Foglio:

In quest’anno tutto thatcheriano ci si commuove per un’asse da stiro

Pare di vederla, Margaret Thatcher,accigliata, che controlla la lista delle spese per sistemare Downing Street (per un totale di milleottocentotrentasei sterline: era trent’anni fa, ma l’attuale premier, David Cameron, ha speso trentamila sterline, il massimo disponibile) e decide che no, non si può spendere così tanto per quell’appartamento, lei e suo marito occupano un’unica stanza da letto, il resto è superfluo, non serve, rimandatelo indietro. Gli archivi nazionali britannici hanno reso pubblici i documenti del governo di trent’anni fa, e tra questi c’è anche un foglio battuto a macchina, che risale al 25 giugno del 1979, con alcune note scritte a mano. Un collaboratore della Thatcher scrive che 464 sterline per sostituire la biancheria e i cuscini e 209 per comprare le stoviglie nuove non sono “plausibili”. E l’allora premier ribatte: “Lo penso anch’io! Posso usare le mie stoviglie. Ricordatevi che usiamo soltanto una stanza da letto. Pago io l’asse da stiro”, che secondo la nota costava 19 sterline. La Thatcher avrebbe riservato lo stesso trattamento austero qualche mese più tardi a un suo ministro, Nicholas Edwards, che voleva rimettere a posto la residenza gallese. Buona idea, rispose la Lady di ferro, “ma non (sottolineato due volte) a questo prezzo. Non credo che davvero una stanza + bagno + cucinino possa venire a costare 26 mila sterline. Mostrami altri preventivi”.

Dicono i commentatori che la Thatcher fosse tanto attenta alle spese perché voleva ridurre a zero le critiche dei rivali politici, in anni in cui la sua ricetta stava per rivoluzionare il ruolo dello stato nell’economia, con i tagli e le rivolte e gli scioperi. Ma la Thatcher era così di suo, spartana e frugale, anche se fosse stata premier nei goduriosi anni Novanta, avrebbe voluto comprarsi da sola l’asse da stiro. Era la sua formazione (da figlia del droghiere), era la sua lotta contro lo snobismo di sinistra (come racconta il film “The Iron Lady”, interpretato da Meryl Streep, che pare abbia fatto un’interpretazione grandiosa: l’attrice ha raccontato di essersi innamorata dell’ex premier, e non se l’aspettava, ché la Thatcher è un brand tossico in certi ambienti, ma poi se la conosci non puoi che amarla), erano la sua borsetta, il filo di perle, i cappellini – marchi inconfondibili di una leadership. Peggy Noonan, mitica commentatrice conservatrice, definisce il biopic sull’ex premier britannico “il regalo cinematografico dell’anno”: non sarà un capolavoro, la sceneggiatura ha dei buchi – dice – ma emergono alcuni tratti della Thatcher che non hanno nulla a che fare con la stretta politica, ma con la dialettica tra i salotti e la pancia di un paese, tra una donna autoritaria (e che finisce per assomigliare al “Diavolo veste Prada”) e un mondo che subisce la sua rivoluzione.
Il 2011 è stato un anno thatcheriano: un sondaggio tra i conservatori dice che è ancora lei il punto di riferimento del partito (al secondo posto c’è il sindaco di Londra, Boris Johnson: una bella botta per Cameron). Spulciando i documenti degli archivi nazionali molti hanno sottolineato le similitudini tra il 1981 e il 2011: la crisi, i “riot”, le preoccupazioni per il matrimonio reale di Carlo e Diana. Ci vorrebbe una come lei oggi, sospirano i Tory più liberisti, che si sono entusiasmati quando Cameron ha detto di no all’Europa, un barlume di thatcherismo nella vita reale, che meraviglia. Perché l’irresponsabilità dei manager e i bonus astronomici non si combattono con le leggi o le restrizioni, ma portandosi da casa le tazze per il té.

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lunedì 23 ottobre 2017

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