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Proponimenti del Sindaco Renzi come dire “Scambiamoci un segno di pace”

31 dicembre 2011

Pistoia 31/12/2012

COMUNICATO STAMPA

Per coloro ai quali fossero sfuggiti, ecco i buoni proponimenti di Matteo Renzi per il 2012. Che non è un sindaco qualsiasi, ma uno che incarna il sedicente “nuovo che avanza”.
“Che cosa c’è di più odioso di chi vive di rendita?” si domanda il sindaco Renzi.
Parole che potrebbero essere uscita dalla bocca di Robespierre o di Pol Pot. Parole in libertà per ribadire la giustezza delle misure che a Firenze inaspriranno le tasse sulle seconde case.
Un povero cristo che con soldi tassati acquista un appartamentino pagandoci tutte le tasse del caso e continua annualmente a pagare quello che gli viene richiesto come ICI e che sull’eventuale affitto paga le sue belle tasse, ecco signori, una creatura spregevole. Alla stregua di un usuraio o di uno che fa la borsa nera dei farmaci salvavita.
Caro Renzi, si vergogni di aver detto una simile sciocchezza che, se si limitasse ad esprimere i di lei limiti, meriterebbe quasi di passare inosservata.
Il problema, e forse lei non se ne rende neanche conto, è ben più grave. Si torna a colpevolizzare chi ha qualcosa, il fatto di possedere un cespite diventa un crimine ed il possessore un “nemico del popolo”.
Ecco la sua grave colpa: alimentare l’odio sociale in un momento in cui la crisi accentua le tensioni tra gruppi sociali. Trovare i nuovi untori da dare in pasto alla rabbia della gente.
A quando cammelli e crune d’ago, sindaco. Meno male che l’accesso al regno dei cieli non è regolamentato dalle sue porte telematiche.

Daniela Simionato
Capogruppo LegaNordT

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INTERPELLANZA sulla Fondazione accademia di musica italiana per organo

31 dicembre 2011

Pistoia 30.09.2011
Al Presidente del Consiglio
Al Sindaco
e p.c. al Segretario Generale

INTERPELLANZA URGENTE di Daniela Simionato

Premesso che per quest’anno sono stati accantonati € 23.000 come contributo alla Fondazione Accademia di Musica Italiana per Organo;

VISTA che la suddetta Fondazione riceve ogni anno 23 mila euro dai tre enti fondatori, cioè Provincia, Comune di Pistoia e Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia;

CONSIDERATO che quest’anno non c’è stato alcun ritorno per Pistoia, in quanto l’Accademia ha fatto solo un piccolo corso a Gavinana e alcuni pochi concerti rigorosamente fuori Pistoia, e che nemmeno in passato ha brillato per la sua attività;

CONSTATATO che La fondazione Accademia di Musica Italiana per Organo ha acquistato nel 2000 un organo inglese di grande pregio e questo è stato collocato nella chiesa di S. Francesco di Pistoia e restaurato nel 2004;

TENUTO CONTO del momento di particolare dissesto in cui versa il nostro Comune,

La sottoscritta interpella Le SS.VV.
sui seguenti punti:

1. Se codesta Amministrazione intende erogare anche quest’anno i 23.000 € di contributo alla suddetta Fondazione, nonostante il bilancio sia in grave deficit.
2. Se sì, come mai, dato che l’ attività dell’Accademia non giustifica neppure uno dei tre contributi, tanto meno i 69 mila euro totali.
3. Come mai in questi anni noni si sia chiesta ragione all’Accademia della sua scarsa attività a Pistoia.
4. Come mai sono ormai almeno 4 o 5 anni che su questo strumento non viene fatta alcuna attività, sebbene fosse stato acquistato proprio per attività qualificanti
5. Inoltre come mai un organo appena restaurato e che quindi dovrebbe essere in garanzia, presenta dei guasti gravi per la cui riparazione occorrono fondi.
6. Se è vero che i restauratori non hanno mai presentato la garanzia.
7. Come mai non si fanno verifiche sull’impiego dei contributi e non si fa un uso più saggio delle proprie risorse, che oltretutto sono, si dice, pressoché inesistenti.

Nell’attesa di un a risposta, distinti saluti.

Daniela Simionato
Capogruppo LegaNordT

P.S. L’urgenza dell’interpellanza è data dal timore che venga erogato il contributo prima che si affronti il problema. in Consiglio Comunale.

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da Il Foglio:

31 dicembre 2011

In quest’anno tutto thatcheriano ci si commuove per un’asse da stiro

Pare di vederla, Margaret Thatcher,accigliata, che controlla la lista delle spese per sistemare Downing Street (per un totale di milleottocentotrentasei sterline: era trent’anni fa, ma l’attuale premier, David Cameron, ha speso trentamila sterline, il massimo disponibile) e decide che no, non si può spendere così tanto per quell’appartamento, lei e suo marito occupano un’unica stanza da letto, il resto è superfluo, non serve, rimandatelo indietro. Gli archivi nazionali britannici hanno reso pubblici i documenti del governo di trent’anni fa, e tra questi c’è anche un foglio battuto a macchina, che risale al 25 giugno del 1979, con alcune note scritte a mano. Un collaboratore della Thatcher scrive che 464 sterline per sostituire la biancheria e i cuscini e 209 per comprare le stoviglie nuove non sono “plausibili”. E l’allora premier ribatte: “Lo penso anch’io! Posso usare le mie stoviglie. Ricordatevi che usiamo soltanto una stanza da letto. Pago io l’asse da stiro”, che secondo la nota costava 19 sterline. La Thatcher avrebbe riservato lo stesso trattamento austero qualche mese più tardi a un suo ministro, Nicholas Edwards, che voleva rimettere a posto la residenza gallese. Buona idea, rispose la Lady di ferro, “ma non (sottolineato due volte) a questo prezzo. Non credo che davvero una stanza + bagno + cucinino possa venire a costare 26 mila sterline. Mostrami altri preventivi”.

Dicono i commentatori che la Thatcher fosse tanto attenta alle spese perché voleva ridurre a zero le critiche dei rivali politici, in anni in cui la sua ricetta stava per rivoluzionare il ruolo dello stato nell’economia, con i tagli e le rivolte e gli scioperi. Ma la Thatcher era così di suo, spartana e frugale, anche se fosse stata premier nei goduriosi anni Novanta, avrebbe voluto comprarsi da sola l’asse da stiro. Era la sua formazione (da figlia del droghiere), era la sua lotta contro lo snobismo di sinistra (come racconta il film “The Iron Lady”, interpretato da Meryl Streep, che pare abbia fatto un’interpretazione grandiosa: l’attrice ha raccontato di essersi innamorata dell’ex premier, e non se l’aspettava, ché la Thatcher è un brand tossico in certi ambienti, ma poi se la conosci non puoi che amarla), erano la sua borsetta, il filo di perle, i cappellini – marchi inconfondibili di una leadership. Peggy Noonan, mitica commentatrice conservatrice, definisce il biopic sull’ex premier britannico “il regalo cinematografico dell’anno”: non sarà un capolavoro, la sceneggiatura ha dei buchi – dice – ma emergono alcuni tratti della Thatcher che non hanno nulla a che fare con la stretta politica, ma con la dialettica tra i salotti e la pancia di un paese, tra una donna autoritaria (e che finisce per assomigliare al “Diavolo veste Prada”) e un mondo che subisce la sua rivoluzione.
Il 2011 è stato un anno thatcheriano: un sondaggio tra i conservatori dice che è ancora lei il punto di riferimento del partito (al secondo posto c’è il sindaco di Londra, Boris Johnson: una bella botta per Cameron). Spulciando i documenti degli archivi nazionali molti hanno sottolineato le similitudini tra il 1981 e il 2011: la crisi, i “riot”, le preoccupazioni per il matrimonio reale di Carlo e Diana. Ci vorrebbe una come lei oggi, sospirano i Tory più liberisti, che si sono entusiasmati quando Cameron ha detto di no all’Europa, un barlume di thatcherismo nella vita reale, che meraviglia. Perché l’irresponsabilità dei manager e i bonus astronomici non si combattono con le leggi o le restrizioni, ma portandosi da casa le tazze per il té.

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sabato 21 ottobre 2017

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