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In questo archivio sono presenti 4 articoli.

MOSCA CIECA

05 novembre 2011

SCUDI UMANI DE NOANTRI

Che cosa c’è di più infame e vile, tra i metodi di guerra non convenzionale, degli “scudi umani”, gli “human shields” tanto cari a dittatori ed a certi regimi autoritari.
Praticamente prendono in ostaggio gruppi di civili inermi e li deportano presso obiettivi militari sensibili. Se il nemico cercherà di colpire, bombardare o distruggere tali obiettivi, dovrà uccidere anche quegli innocenti.
Un’operazione indegna ed ingiustificabile, qualsiasi fosse il compound da difendere. Usare innocenti, mettendone a rischio l’incolumità, per usi bellici o politici è cosa spregevole.
Fatte le debite proporzioni, ed il paradosso lo capirebbe anche il gatto, riconduciamo le linee di principio a casa nostra.
Non è né più né meno ciò che ha fatto la nostra amministrazione comunale quando sabato, domenica ed altri interventi a “macchia di leopardo” hanno lasciato al buio la città per un’ora.
Per un fine politico, di una fazione politica che vuole mandare un “segnale forte” al governo di colore politico diverso, si è messo a repentaglio la sicurezza dei cittadini. Già camminare per le nostre strade dissestate in condizioni di luce ottimali è un’impresa, Anziani ed handicappati hanno sempre e comunque delle difficoltà. In questo caso i nostri governanti hanno pensato bene di rendere il gioco ancor più divertente. “Mosca cieca” per tutti. Offre il sindaco.
Ci vuole una bella incoscienza a programmare ed autorizzare una simile manifestazione. Vergogna. Non solo: Incalzata dalle opposizioni, il Sindaco e i consiglieri di maggioranza hanno rivendicato la giustezza di questa operazione. Doppia vergogna.

Daniela Simionato
(Capogruppo LegaNordT).

1.10.2011

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LAVORI FUORI CORSO E DIVIETI FARLOCCHI

05 novembre 2011

Quello che tanti miei colleghi consiglieri si ostinano a non voler capire ( forse perché un po’ pigri, forse perché non vedere è molto più comodo), è che non c’è miglior modo per conoscere i problemi della città che quello di viverla e di camminarla (mi si passi il transitivo). Percorrendola a piedi o in bici s’imparano tante cose.
Da apparentemente insignificanti dettagli, o da situazioni che sembrano di nessun rilievo, si possono ricavare preziose indicazioni sulla condizione della nostra città. Ma si possono capire anche certi comportamenti che un osservatore distratto può liquidare con un’alzata di spalle o inveendo contro la dilagante inciviltà.
Il caso. All’inizio di viale Arcadia, verso porta S.Marco, il vialetto pedonale è stato transennato per una trentina di metri con evidente divieto di passaggio.
Nessun cartello spiega il motivo di questo intervento. Potrebbe essere il pericolo di crollo delle mura, oppure l’inizio dei lavori di un inopportuno tratto di pista ciclabile o qualsiasi altra cosa che le cronache cittadine o la fantasia ci suggeriscono.
La situazione non dà segni di evoluzione, nel senso che nessun intervento è iniziato e tutto è rimasto come al momento della chiusura della zona.
Ma a fronte di questa cristallizzazione c’è un mondo intorno che si muove ed esige o spiegazioni o l’agibilità del tratto. Infatti, come succede sempre in questi casi, dopo settimane senza veder niente, il primo coraggioso “apripista” sposta una transenna, il secondo alza il nastro bianco/rosso e nel giro di qualche ora la breccia è aperta ed utilizzata dai pedoni che si sono riappropriati dello spazio proditoriamente ed immotivatamente sequestrato.
Non sono qui a fare l’apologia di un’infrazione che è quella di non rispettare un divieto imposto. Anzi colgo l’occasione per autodenunciarmi per aver percorso quel tratto formalmente chiuso. L’ho fatto molto per necessità, infatti non c’è indicazione che spieghi al pedone che cosa fare ed attraversare la strada in curva non è raccomandabile. Ma l’ho fatto anche come piccola protesta, intesa come disobbedienza civile, contro un sistema prevaricatorio, arrogante e incapace che impone divieti senza sentirsi in dovere di spiegare che cosa sta succedendo e soprattutto senza cercare di limitare i disagi che questi determinano.
Sono anni che vedo transennamenti, privi di qualsivoglia segnaletica o cartelli esplicativi, che hanno come unico scopo, non tanto la salvaguardia dell’incolumità dei cittadini, quanto il mettersi al riparo da azioni di responsabilità civile che eventuali incidenti conseguenti potrebbero generare.
Mi preme evidenziare quest’ultimo punto. Transennature e nastri bianco/rossi messi tanto per fare e destinati ad essere rimossi non proteggono un bel niente perché, come detto sono destinati ad essere rimossi. Non da vandali o pericolosi agenti provocatori, ma da chi di lì deve passare ed al quale non viene spiegato il perché di quel divieto.
E’ la stessa logica che spiega perché una segnaletica confusa e contraddittoria tende a non essere rispettata.
Se si vuole che il cittadino rispetti le norme, si impari a rispettare il cittadino offrendogli quell’informazione che è un suo sacrosanto diritto. Molti di noi sono genitori e sanno quanto una spiegazione valga più di cento scapaccioni. Pertanto è come se in questa città si fosse quotidianamente presi a ceffoni senza che nessuno ci dicesse perché.
Daniela Simionato
Capogruppo LegaNordT

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Convegno intitolato “Pistoia, un domani senza futuro”.

05 novembre 2011

Sabato 29 ottobre alle ore 16.00 presso l’ Hotel Villa Cappugi , si è tenuto il Convegno intitolato “Pistoia, un domani senza futuro”.

Si è trattato di un confronto pubblico sul declino di Pistoia, organizzato da Daniela Simionato, capogruppo della LegaNordToscana e segretaria comunale di Pistoia volutamente.Un confronto volutamente trasversale, stavolta con i politici tra il pubblico, al quale hanno partecipato come relatori persone altamente qualificate, senza un’etichetta politica, ma che per incarichi istituzionali passati o per competenze ed esperienze di lavoro e di vita vissuta sul nostro territorio, conoscono bene la città e il suo tessuto sociale ed economico. Si è parlato di lavoro, di economia, di valori e di tradizioni, il tutto rigorosamente riferito a Pistoia. Stiamo vivendo una crisi che ci vede tutti coinvolti. Le attività economiche languiscono. Dal negozio, all’artigiano, alla piccola impresa fino alla grande azienda, il momento è drammatico per tutti. I nostri amministratori sembrano non accorgersi di nulla. E ‘ difficile che questo tema, così scomodo per tutti, venga affrontato con chiarezza ed onestà. Si è cercato di farlo, parlando con chi è attento alle grida di dolore che vengono dalla gente. E durante gli interventi, alcuni di noi hanno avuto il coraggio di dire che “il re è nudo”. Non abbiamo tirato fuori formule magiche che risolveranno i problemi, ma sicuramente siamo stati lontani dai trionfalismi autocelebrativi e dagli struzzi che pur di non vedere, caccerebbero la testa dovunque. C’è stata grande partecipazione di pubblico, che ha dimostrato attenzione e vivo interesse agli argomenti in campo. Veramente un grande successo, un successo personale, un successo della Lega Nord Toscana che ha saputo intercettare ancora una volta i bisogni della gente, senza demagogìa, e con sensibilità, ascoltando le idee di tutti: vista la grande richiesta, intendo dopo le denunce, organizzare un altro convegno con le proposte.

Vi allego qui sotto l’articolo di Alessandro Romiti, uscito il 30 ottobre,i su Quarrata News, che relaziona il convegno.

(Per vedere le foto del convegno, cliccate suUfficio stampa/gallerie immagini, nella mia home).
Daniela Simionato
QUARRATA/news: LA PISTOIA DEI FALSI, LA FALSA PISTOIA.
di Alessandro Romiti

Relatori senza etichette e argomenti bollenti, trattati fuori dai denti al Convegno sul Declino di Pistoia, partecipato ieri sabato 29 da Renzo Bardelli, Edoardo Bianchini, Rinaldo Incerpi, Oscar Tonini, Giancarlo D’Emilio moderati da Daniela Simionato.
Pistoia, ovvero “la città dove si uccide senza colpo sparare” usando, solo il silenzio, quello più profondo. Questa la più forte delle numerose e qualificanti definizioni citate e sottoscritte congiuntamente da tutti i relatori.
La soddisfazione della platea è stata ampia e condivisa, ma perciò amara e sconfortante: il tavolo dei relatori ha concluso in modo impietoso che Pistoia è una “citta morta” dove vige la cultura dell’assistenzialismo, nella quale i figli si adagiano nelle rendite consolidate e negli impeghi pubblici, indotti a ciò dalla stessa famiglia, negata all’istinto di una sana cultura imprenditoriale.
Oggi appare chiaramente che l’arretratezza progettuale della città e il nichilismo che la pervade non hanno causa nella congiuntura macro-economica, ma sono l’effetto di una continua depredazione delle risorse vitali, succhiate via ” come un tumore ” da un sistema di potere consolidato in oltre dieci lustri di una amministrazione con governo monocolore, diffusa, ubiquitaria e soprattutto letale per la città.
Pistoia, una città da sempre imperniata su vivai e la Breda che, per questo, ha visto rinnegare ogni promozione e sostegno alle attività manifatturiere più nobili, frutto di testimonianze artigianali oramai estinte dove quella della biancheria è stata solo una delle tante insieme al settore legno, della carta, del rame.
Dopo una rassegna di memorie più generali sulla natìa città di D’Emilio, è seguita la dolorosa e attuale considerazione del sindacalista e dipendente Breda (Ugl) Oscar Tonini, che ha scoperto insieme a Incerpi e Bardelli il velo delle inefficienze gestionali che hanno da sempre oppresso lo stabilimento di via Ciliegiole e di cui, oggidì, il mercato chiede conto.

Dopo che negli anni ‘90 la Breda venne ceduta all’Ansaldo (all’epoca Iri, con la volontà e la mediazione dei gerarchi regionali Chiti e Bassolino, registi della sinistra al potere nelle regioni corrispondenti alle sedi aziendali) ha preso campo il più lacerante sviluppo del sindacalismo tout court, oggi allineato sotto la Cgil, autentica minaccia per il primo dei requisiti da ricercare in una industria: la produttività, ovvero lo sviluppo. Come è possibile ritenere sostenibile una realtà aziendale dove è premiata la certezza di privilegi e diritti, subordinandoli a indispensabili doveri? «Non vedo l’ora che la Cgil scompaia», ha detto Bardelli.
I continui proclami dolenti dei sindacati, sulle vicende Radicifil e Breda, sono divenuti un arido urlo monotonale: «… le istituzioni facciano qualcosa!». Appare a tutti chiaro che, le condizioni attuali di Breda trovano un fondamentale riscontro negli indirizzi che proprio le istituzioni hanno indotto con la politica di malgoverno e lottizzazione dell’industria, oramai decotta e vòlta alla crisi più completa.
Sulla Breda, chiosa Incerpi, è emblematico il caso di quella società di Verona che, acquisiva contratti di appalto e li ri-subappaltava ad una piccola società pistoiese, operante quindi nella medesima piazza!
Strabiliante la relazione di Renzo Bardelli che, con una profonda esperienza del territorio e delle istituzioni locali, usando una dialettica schietta e verace, ha richiamato le gravi ipoteche cultural-sociologiche che schiacciano, oramai da sempre, la città dei confetti.
L’ex primo cittadino, ha contestato prima di tutto la falsa convinzione, consolidata nella coscienza comune, che vorrebbe la Pubblica Amministrazione priva di risorse economiche. Bardelli ha tuonato forte che, ben diversamente, le risorse disponibili, purtroppo per i cittadini, sono eccessive, ma vengono sperperate dai numerosi centri di spesa che si rigenerano in piena autoreferenza negli sperperi, progressivi ed esponenziali.
Il novero è stato puntuale, quanto incredibile: sull’area del nuovo ospedale, sono previste due zone di urbanizzazione viaria con cifre di ben 9 milioni di euro (le cosiddette rotonde); una Porta nuova da ben 13 milioni, senza dimenticare il costo del progetto del mancato Ponte di Calatrava, con un costo, per i contribuenti pistoiesi, di ben 1 miliardo delle vecchie lire (Incerpi dixit).

Bianchini è intervenuto riferendo della sua allucinante vicenda personale, vissuta nella realtà del mercato immobiliare e riferendo anche altre esperienze allucinanti, sofferte da semplice cittadino disintegrato dal contesto organico pistoiese.
Il relatore ha fatto ricorso alla formula La Pistoia dei falsi, la falsa Pistoia: il riconoscimento alla testimonianza è stato dato da gente della platea che ha letto il suo libro bianco De domo sua orati, una denuncia circondata da una diffusa omertà, collusa con una ignavia che sembra attraversare in un solo spirito l’intera comunità, vittima e protagonista nello stesso tempo, della prevaricazione politica.
Bardelli ha sottolineato un vuoto delle istituzioni decisamente clamoroso, contestando come, in questi anni l’amministrazione comunale non abbia mai rivolto alla cittadinanza un invito per qualche pubblica assemblea dedicata a temi di interesse sociale, urbanistico e comunque comune agli interessi della città.
Sul punto, dirimente l’intervento di due cittadini, incentrato sulla mancanza di una democrazia effettivamente partecipata, tale da garantire senza più delegare ai politici ma ricorrendo, se necessario, a strumenti moderni e più evoluti come il referendum deliberativo, attuato nella più democratica Svizzera in ossequio ad un autentico controllo dei cittadini sulla res publica.
Daniela Simionato ha concluso, riscontrando l’assoluta attualità degli argomenti sviluppati dai relatori e proponendo quindi, a breve, un ulteriore e più esteso incontro con la cittadinanza.

[Domenica 30 ottobre 2011 © Quarrata/news 2011]
Le foto sono di Alessandro Romiti.

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La classifica di Pistoia

05 novembre 2011

Non avendo da tempo, purtroppo, figli piccoli da seguire nei loro percorsi scolastici, ho perso dimestichezza con i termini di valutazione e, onestamente, non so se esistano ancora i voti.
Ho ben chiaro però, stampato nella memoria, il mitico 10 che talvolta sono riuscita ad avere in condotta ma mai in altre materie. Il 10 rappresentava l’eccellenza, il vertice, il top.
Scorrendo distrattamente l’articolo sulla sostenibilità urbana preparata da Legambiente e pubblicata dal Sole 24 Ore ho avuto un sussulto. In una colonna, in corrispondenza di Pistoia, ho contato ben cinque volte un 10.
Accidenti, mi sono detta, vuoi vedere che Pistoia comincia a farsi valere, ottenendo punteggi di tutto rispetto. L’illusione è durata lo spazio di un attimo. L’attimo necessario a leggere che quel 10 non era un punteggio, bensì la graduatoria delle province toscane. Dieci appunto. Ultimi, secondo parametri afferenti a specifiche ambientali. Mi colpiscono in particolare le voci “Trasporto pubblico/Km/Vettura/Abitante”, “ZTL” e “Pianificazione Ambientale”.
Anche a livello nazionale non stiamo messi bene, al 77° posto, ben al di sotto della mediana che si colloca verso il 50° posto.
Niente di nuovo, mi direte voi. Conferme che riaffermano la necessità di interventi seri sulla mobilità di una città che ha un’ elevata intensità di automobili rispetto agli abitanti e troppo poche piste ciclabili.
Ma un intervento si profila all’orizzonte, fondamentale e risolutivo a testimoniare la sensibilità dei nostri amministratori. Il parcheggio di S.Bartolomeo.
Daniela Simionato
Capogruppo LegaNT

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sabato 21 ottobre 2017

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