Pistoia 31/12/2012
COMUNICATO STAMPA
Per coloro ai quali fossero sfuggiti, ecco i buoni proponimenti di Matteo Renzi per il 2012. Che non è un sindaco qualsiasi, ma uno che incarna il sedicente “nuovo che avanza”.
“Che cosa c’è di più odioso di chi vive di rendita?” si domanda il sindaco Renzi.
Parole che potrebbero essere uscita dalla bocca di Robespierre o di Pol Pot. Parole in libertà per ribadire la giustezza delle misure che a Firenze inaspriranno le tasse sulle seconde case.
Un povero cristo che con soldi tassati acquista un appartamentino pagandoci tutte le tasse del caso e continua annualmente a pagare quello che gli viene richiesto come ICI e che sull’eventuale affitto paga le sue belle tasse, ecco signori, una creatura spregevole. Alla stregua di un usuraio o di uno che fa la borsa nera dei farmaci salvavita.
Caro Renzi, si vergogni di aver detto una simile sciocchezza che, se si limitasse ad esprimere i di lei limiti, meriterebbe quasi di passare inosservata.
Il problema, e forse lei non se ne rende neanche conto, è ben più grave. Si torna a colpevolizzare chi ha qualcosa, il fatto di possedere un cespite diventa un crimine ed il possessore un “nemico del popolo”.
Ecco la sua grave colpa: alimentare l’odio sociale in un momento in cui la crisi accentua le tensioni tra gruppi sociali. Trovare i nuovi untori da dare in pasto alla rabbia della gente.
A quando cammelli e crune d’ago, sindaco. Meno male che l’accesso al regno dei cieli non è regolamentato dalle sue porte telematiche.
Daniela Simionato
Capogruppo LegaNordT
Pistoia 30.09.2011
Al Presidente del Consiglio
Al Sindaco
e p.c. al Segretario Generale
INTERPELLANZA URGENTE di Daniela Simionato
Premesso che per quest’anno sono stati accantonati € 23.000 come contributo alla Fondazione Accademia di Musica Italiana per Organo;
VISTA che la suddetta Fondazione riceve ogni anno 23 mila euro dai tre enti fondatori, cioè Provincia, Comune di Pistoia e Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia;
CONSIDERATO che quest’anno non c’è stato alcun ritorno per Pistoia, in quanto l’Accademia ha fatto solo un piccolo corso a Gavinana e alcuni pochi concerti rigorosamente fuori Pistoia, e che nemmeno in passato ha brillato per la sua attività;
CONSTATATO che La fondazione Accademia di Musica Italiana per Organo ha acquistato nel 2000 un organo inglese di grande pregio e questo è stato collocato nella chiesa di S. Francesco di Pistoia e restaurato nel 2004;
TENUTO CONTO del momento di particolare dissesto in cui versa il nostro Comune,
La sottoscritta interpella Le SS.VV.
sui seguenti punti:
1. Se codesta Amministrazione intende erogare anche quest’anno i 23.000 € di contributo alla suddetta Fondazione, nonostante il bilancio sia in grave deficit.
2. Se sì, come mai, dato che l’ attività dell’Accademia non giustifica neppure uno dei tre contributi, tanto meno i 69 mila euro totali.
3. Come mai in questi anni noni si sia chiesta ragione all’Accademia della sua scarsa attività a Pistoia.
4. Come mai sono ormai almeno 4 o 5 anni che su questo strumento non viene fatta alcuna attività, sebbene fosse stato acquistato proprio per attività qualificanti
5. Inoltre come mai un organo appena restaurato e che quindi dovrebbe essere in garanzia, presenta dei guasti gravi per la cui riparazione occorrono fondi.
6. Se è vero che i restauratori non hanno mai presentato la garanzia.
7. Come mai non si fanno verifiche sull’impiego dei contributi e non si fa un uso più saggio delle proprie risorse, che oltretutto sono, si dice, pressoché inesistenti.
Nell’attesa di un a risposta, distinti saluti.
Daniela Simionato
Capogruppo LegaNordT
P.S. L’urgenza dell’interpellanza è data dal timore che venga erogato il contributo prima che si affronti il problema. in Consiglio Comunale.
In quest’anno tutto thatcheriano ci si commuove per un’asse da stiro
Pare di vederla, Margaret Thatcher,accigliata, che controlla la lista delle spese per sistemare Downing Street (per un totale di milleottocentotrentasei sterline: era trent’anni fa, ma l’attuale premier, David Cameron, ha speso trentamila sterline, il massimo disponibile) e decide che no, non si può spendere così tanto per quell’appartamento, lei e suo marito occupano un’unica stanza da letto, il resto è superfluo, non serve, rimandatelo indietro. Gli archivi nazionali britannici hanno reso pubblici i documenti del governo di trent’anni fa, e tra questi c’è anche un foglio battuto a macchina, che risale al 25 giugno del 1979, con alcune note scritte a mano. Un collaboratore della Thatcher scrive che 464 sterline per sostituire la biancheria e i cuscini e 209 per comprare le stoviglie nuove non sono “plausibili”. E l’allora premier ribatte: “Lo penso anch’io! Posso usare le mie stoviglie. Ricordatevi che usiamo soltanto una stanza da letto. Pago io l’asse da stiro”, che secondo la nota costava 19 sterline. La Thatcher avrebbe riservato lo stesso trattamento austero qualche mese più tardi a un suo ministro, Nicholas Edwards, che voleva rimettere a posto la residenza gallese. Buona idea, rispose la Lady di ferro, “ma non (sottolineato due volte) a questo prezzo. Non credo che davvero una stanza + bagno + cucinino possa venire a costare 26 mila sterline. Mostrami altri preventivi”.
Dicono i commentatori che la Thatcher fosse tanto attenta alle spese perché voleva ridurre a zero le critiche dei rivali politici, in anni in cui la sua ricetta stava per rivoluzionare il ruolo dello stato nell’economia, con i tagli e le rivolte e gli scioperi. Ma la Thatcher era così di suo, spartana e frugale, anche se fosse stata premier nei goduriosi anni Novanta, avrebbe voluto comprarsi da sola l’asse da stiro. Era la sua formazione (da figlia del droghiere), era la sua lotta contro lo snobismo di sinistra (come racconta il film “The Iron Lady”, interpretato da Meryl Streep, che pare abbia fatto un’interpretazione grandiosa: l’attrice ha raccontato di essersi innamorata dell’ex premier, e non se l’aspettava, ché la Thatcher è un brand tossico in certi ambienti, ma poi se la conosci non puoi che amarla), erano la sua borsetta, il filo di perle, i cappellini – marchi inconfondibili di una leadership. Peggy Noonan, mitica commentatrice conservatrice, definisce il biopic sull’ex premier britannico “il regalo cinematografico dell’anno”: non sarà un capolavoro, la sceneggiatura ha dei buchi – dice – ma emergono alcuni tratti della Thatcher che non hanno nulla a che fare con la stretta politica, ma con la dialettica tra i salotti e la pancia di un paese, tra una donna autoritaria (e che finisce per assomigliare al “Diavolo veste Prada”) e un mondo che subisce la sua rivoluzione.
Il 2011 è stato un anno thatcheriano: un sondaggio tra i conservatori dice che è ancora lei il punto di riferimento del partito (al secondo posto c’è il sindaco di Londra, Boris Johnson: una bella botta per Cameron). Spulciando i documenti degli archivi nazionali molti hanno sottolineato le similitudini tra il 1981 e il 2011: la crisi, i “riot”, le preoccupazioni per il matrimonio reale di Carlo e Diana. Ci vorrebbe una come lei oggi, sospirano i Tory più liberisti, che si sono entusiasmati quando Cameron ha detto di no all’Europa, un barlume di thatcherismo nella vita reale, che meraviglia. Perché l’irresponsabilità dei manager e i bonus astronomici non si combattono con le leggi o le restrizioni, ma portandosi da casa le tazze per il té.
SCUDI UMANI DE NOANTRI
Che cosa c’è di più infame e vile, tra i metodi di guerra non convenzionale, degli “scudi umani”, gli “human shields” tanto cari a dittatori ed a certi regimi autoritari.
Praticamente prendono in ostaggio gruppi di civili inermi e li deportano presso obiettivi militari sensibili. Se il nemico cercherà di colpire, bombardare o distruggere tali obiettivi, dovrà uccidere anche quegli innocenti.
Un’operazione indegna ed ingiustificabile, qualsiasi fosse il compound da difendere. Usare innocenti, mettendone a rischio l’incolumità, per usi bellici o politici è cosa spregevole.
Fatte le debite proporzioni, ed il paradosso lo capirebbe anche il gatto, riconduciamo le linee di principio a casa nostra.
Non è né più né meno ciò che ha fatto la nostra amministrazione comunale quando sabato, domenica ed altri interventi a “macchia di leopardo” hanno lasciato al buio la città per un’ora.
Per un fine politico, di una fazione politica che vuole mandare un “segnale forte” al governo di colore politico diverso, si è messo a repentaglio la sicurezza dei cittadini. Già camminare per le nostre strade dissestate in condizioni di luce ottimali è un’impresa, Anziani ed handicappati hanno sempre e comunque delle difficoltà. In questo caso i nostri governanti hanno pensato bene di rendere il gioco ancor più divertente. “Mosca cieca” per tutti. Offre il sindaco.
Ci vuole una bella incoscienza a programmare ed autorizzare una simile manifestazione. Vergogna. Non solo: Incalzata dalle opposizioni, il Sindaco e i consiglieri di maggioranza hanno rivendicato la giustezza di questa operazione. Doppia vergogna.
Daniela Simionato
(Capogruppo LegaNordT).
1.10.2011
Quello che tanti miei colleghi consiglieri si ostinano a non voler capire ( forse perché un po’ pigri, forse perché non vedere è molto più comodo), è che non c’è miglior modo per conoscere i problemi della città che quello di viverla e di camminarla (mi si passi il transitivo). Percorrendola a piedi o in bici s’imparano tante cose.
Da apparentemente insignificanti dettagli, o da situazioni che sembrano di nessun rilievo, si possono ricavare preziose indicazioni sulla condizione della nostra città. Ma si possono capire anche certi comportamenti che un osservatore distratto può liquidare con un’alzata di spalle o inveendo contro la dilagante inciviltà.
Il caso. All’inizio di viale Arcadia, verso porta S.Marco, il vialetto pedonale è stato transennato per una trentina di metri con evidente divieto di passaggio.
Nessun cartello spiega il motivo di questo intervento. Potrebbe essere il pericolo di crollo delle mura, oppure l’inizio dei lavori di un inopportuno tratto di pista ciclabile o qualsiasi altra cosa che le cronache cittadine o la fantasia ci suggeriscono.
La situazione non dà segni di evoluzione, nel senso che nessun intervento è iniziato e tutto è rimasto come al momento della chiusura della zona.
Ma a fronte di questa cristallizzazione c’è un mondo intorno che si muove ed esige o spiegazioni o l’agibilità del tratto. Infatti, come succede sempre in questi casi, dopo settimane senza veder niente, il primo coraggioso “apripista” sposta una transenna, il secondo alza il nastro bianco/rosso e nel giro di qualche ora la breccia è aperta ed utilizzata dai pedoni che si sono riappropriati dello spazio proditoriamente ed immotivatamente sequestrato.
Non sono qui a fare l’apologia di un’infrazione che è quella di non rispettare un divieto imposto. Anzi colgo l’occasione per autodenunciarmi per aver percorso quel tratto formalmente chiuso. L’ho fatto molto per necessità, infatti non c’è indicazione che spieghi al pedone che cosa fare ed attraversare la strada in curva non è raccomandabile. Ma l’ho fatto anche come piccola protesta, intesa come disobbedienza civile, contro un sistema prevaricatorio, arrogante e incapace che impone divieti senza sentirsi in dovere di spiegare che cosa sta succedendo e soprattutto senza cercare di limitare i disagi che questi determinano.
Sono anni che vedo transennamenti, privi di qualsivoglia segnaletica o cartelli esplicativi, che hanno come unico scopo, non tanto la salvaguardia dell’incolumità dei cittadini, quanto il mettersi al riparo da azioni di responsabilità civile che eventuali incidenti conseguenti potrebbero generare.
Mi preme evidenziare quest’ultimo punto. Transennature e nastri bianco/rossi messi tanto per fare e destinati ad essere rimossi non proteggono un bel niente perché, come detto sono destinati ad essere rimossi. Non da vandali o pericolosi agenti provocatori, ma da chi di lì deve passare ed al quale non viene spiegato il perché di quel divieto.
E’ la stessa logica che spiega perché una segnaletica confusa e contraddittoria tende a non essere rispettata.
Se si vuole che il cittadino rispetti le norme, si impari a rispettare il cittadino offrendogli quell’informazione che è un suo sacrosanto diritto. Molti di noi sono genitori e sanno quanto una spiegazione valga più di cento scapaccioni. Pertanto è come se in questa città si fosse quotidianamente presi a ceffoni senza che nessuno ci dicesse perché.
Daniela Simionato
Capogruppo LegaNordT
Sabato 29 ottobre alle ore 16.00 presso l’ Hotel Villa Cappugi , si è tenuto il Convegno intitolato “Pistoia, un domani senza futuro”.
Si è trattato di un confronto pubblico sul declino di Pistoia, organizzato da Daniela Simionato, capogruppo della LegaNordToscana e segretaria comunale di Pistoia volutamente.Un confronto volutamente trasversale, stavolta con i politici tra il pubblico, al quale hanno partecipato come relatori persone altamente qualificate, senza un’etichetta politica, ma che per incarichi istituzionali passati o per competenze ed esperienze di lavoro e di vita vissuta sul nostro territorio, conoscono bene la città e il suo tessuto sociale ed economico. Si è parlato di lavoro, di economia, di valori e di tradizioni, il tutto rigorosamente riferito a Pistoia. Stiamo vivendo una crisi che ci vede tutti coinvolti. Le attività economiche languiscono. Dal negozio, all’artigiano, alla piccola impresa fino alla grande azienda, il momento è drammatico per tutti. I nostri amministratori sembrano non accorgersi di nulla. E ‘ difficile che questo tema, così scomodo per tutti, venga affrontato con chiarezza ed onestà. Si è cercato di farlo, parlando con chi è attento alle grida di dolore che vengono dalla gente. E durante gli interventi, alcuni di noi hanno avuto il coraggio di dire che “il re è nudo”. Non abbiamo tirato fuori formule magiche che risolveranno i problemi, ma sicuramente siamo stati lontani dai trionfalismi autocelebrativi e dagli struzzi che pur di non vedere, caccerebbero la testa dovunque. C’è stata grande partecipazione di pubblico, che ha dimostrato attenzione e vivo interesse agli argomenti in campo. Veramente un grande successo, un successo personale, un successo della Lega Nord Toscana che ha saputo intercettare ancora una volta i bisogni della gente, senza demagogìa, e con sensibilità, ascoltando le idee di tutti: vista la grande richiesta, intendo dopo le denunce, organizzare un altro convegno con le proposte.
Vi allego qui sotto l’articolo di Alessandro Romiti, uscito il 30 ottobre,i su Quarrata News, che relaziona il convegno.
(Per vedere le foto del convegno, cliccate suUfficio stampa/gallerie immagini, nella mia home).
Daniela Simionato
QUARRATA/news: LA PISTOIA DEI FALSI, LA FALSA PISTOIA.
di Alessandro Romiti
Relatori senza etichette e argomenti bollenti, trattati fuori dai denti al Convegno sul Declino di Pistoia, partecipato ieri sabato 29 da Renzo Bardelli, Edoardo Bianchini, Rinaldo Incerpi, Oscar Tonini, Giancarlo D’Emilio moderati da Daniela Simionato.
Pistoia, ovvero “la città dove si uccide senza colpo sparare” usando, solo il silenzio, quello più profondo. Questa la più forte delle numerose e qualificanti definizioni citate e sottoscritte congiuntamente da tutti i relatori.
La soddisfazione della platea è stata ampia e condivisa, ma perciò amara e sconfortante: il tavolo dei relatori ha concluso in modo impietoso che Pistoia è una “citta morta” dove vige la cultura dell’assistenzialismo, nella quale i figli si adagiano nelle rendite consolidate e negli impeghi pubblici, indotti a ciò dalla stessa famiglia, negata all’istinto di una sana cultura imprenditoriale.
Oggi appare chiaramente che l’arretratezza progettuale della città e il nichilismo che la pervade non hanno causa nella congiuntura macro-economica, ma sono l’effetto di una continua depredazione delle risorse vitali, succhiate via ” come un tumore ” da un sistema di potere consolidato in oltre dieci lustri di una amministrazione con governo monocolore, diffusa, ubiquitaria e soprattutto letale per la città.
Pistoia, una città da sempre imperniata su vivai e la Breda che, per questo, ha visto rinnegare ogni promozione e sostegno alle attività manifatturiere più nobili, frutto di testimonianze artigianali oramai estinte dove quella della biancheria è stata solo una delle tante insieme al settore legno, della carta, del rame.
Dopo una rassegna di memorie più generali sulla natìa città di D’Emilio, è seguita la dolorosa e attuale considerazione del sindacalista e dipendente Breda (Ugl) Oscar Tonini, che ha scoperto insieme a Incerpi e Bardelli il velo delle inefficienze gestionali che hanno da sempre oppresso lo stabilimento di via Ciliegiole e di cui, oggidì, il mercato chiede conto.
Dopo che negli anni ‘90 la Breda venne ceduta all’Ansaldo (all’epoca Iri, con la volontà e la mediazione dei gerarchi regionali Chiti e Bassolino, registi della sinistra al potere nelle regioni corrispondenti alle sedi aziendali) ha preso campo il più lacerante sviluppo del sindacalismo tout court, oggi allineato sotto la Cgil, autentica minaccia per il primo dei requisiti da ricercare in una industria: la produttività, ovvero lo sviluppo. Come è possibile ritenere sostenibile una realtà aziendale dove è premiata la certezza di privilegi e diritti, subordinandoli a indispensabili doveri? «Non vedo l’ora che la Cgil scompaia», ha detto Bardelli.
I continui proclami dolenti dei sindacati, sulle vicende Radicifil e Breda, sono divenuti un arido urlo monotonale: «… le istituzioni facciano qualcosa!». Appare a tutti chiaro che, le condizioni attuali di Breda trovano un fondamentale riscontro negli indirizzi che proprio le istituzioni hanno indotto con la politica di malgoverno e lottizzazione dell’industria, oramai decotta e vòlta alla crisi più completa.
Sulla Breda, chiosa Incerpi, è emblematico il caso di quella società di Verona che, acquisiva contratti di appalto e li ri-subappaltava ad una piccola società pistoiese, operante quindi nella medesima piazza!
Strabiliante la relazione di Renzo Bardelli che, con una profonda esperienza del territorio e delle istituzioni locali, usando una dialettica schietta e verace, ha richiamato le gravi ipoteche cultural-sociologiche che schiacciano, oramai da sempre, la città dei confetti.
L’ex primo cittadino, ha contestato prima di tutto la falsa convinzione, consolidata nella coscienza comune, che vorrebbe la Pubblica Amministrazione priva di risorse economiche. Bardelli ha tuonato forte che, ben diversamente, le risorse disponibili, purtroppo per i cittadini, sono eccessive, ma vengono sperperate dai numerosi centri di spesa che si rigenerano in piena autoreferenza negli sperperi, progressivi ed esponenziali.
Il novero è stato puntuale, quanto incredibile: sull’area del nuovo ospedale, sono previste due zone di urbanizzazione viaria con cifre di ben 9 milioni di euro (le cosiddette rotonde); una Porta nuova da ben 13 milioni, senza dimenticare il costo del progetto del mancato Ponte di Calatrava, con un costo, per i contribuenti pistoiesi, di ben 1 miliardo delle vecchie lire (Incerpi dixit).
Bianchini è intervenuto riferendo della sua allucinante vicenda personale, vissuta nella realtà del mercato immobiliare e riferendo anche altre esperienze allucinanti, sofferte da semplice cittadino disintegrato dal contesto organico pistoiese.
Il relatore ha fatto ricorso alla formula La Pistoia dei falsi, la falsa Pistoia: il riconoscimento alla testimonianza è stato dato da gente della platea che ha letto il suo libro bianco De domo sua orati, una denuncia circondata da una diffusa omertà, collusa con una ignavia che sembra attraversare in un solo spirito l’intera comunità, vittima e protagonista nello stesso tempo, della prevaricazione politica.
Bardelli ha sottolineato un vuoto delle istituzioni decisamente clamoroso, contestando come, in questi anni l’amministrazione comunale non abbia mai rivolto alla cittadinanza un invito per qualche pubblica assemblea dedicata a temi di interesse sociale, urbanistico e comunque comune agli interessi della città.
Sul punto, dirimente l’intervento di due cittadini, incentrato sulla mancanza di una democrazia effettivamente partecipata, tale da garantire senza più delegare ai politici ma ricorrendo, se necessario, a strumenti moderni e più evoluti come il referendum deliberativo, attuato nella più democratica Svizzera in ossequio ad un autentico controllo dei cittadini sulla res publica.
Daniela Simionato ha concluso, riscontrando l’assoluta attualità degli argomenti sviluppati dai relatori e proponendo quindi, a breve, un ulteriore e più esteso incontro con la cittadinanza.
[Domenica 30 ottobre 2011 © Quarrata/news 2011]
Le foto sono di Alessandro Romiti.
Non avendo da tempo, purtroppo, figli piccoli da seguire nei loro percorsi scolastici, ho perso dimestichezza con i termini di valutazione e, onestamente, non so se esistano ancora i voti.
Ho ben chiaro però, stampato nella memoria, il mitico 10 che talvolta sono riuscita ad avere in condotta ma mai in altre materie. Il 10 rappresentava l’eccellenza, il vertice, il top.
Scorrendo distrattamente l’articolo sulla sostenibilità urbana preparata da Legambiente e pubblicata dal Sole 24 Ore ho avuto un sussulto. In una colonna, in corrispondenza di Pistoia, ho contato ben cinque volte un 10.
Accidenti, mi sono detta, vuoi vedere che Pistoia comincia a farsi valere, ottenendo punteggi di tutto rispetto. L’illusione è durata lo spazio di un attimo. L’attimo necessario a leggere che quel 10 non era un punteggio, bensì la graduatoria delle province toscane. Dieci appunto. Ultimi, secondo parametri afferenti a specifiche ambientali. Mi colpiscono in particolare le voci “Trasporto pubblico/Km/Vettura/Abitante”, “ZTL” e “Pianificazione Ambientale”.
Anche a livello nazionale non stiamo messi bene, al 77° posto, ben al di sotto della mediana che si colloca verso il 50° posto.
Niente di nuovo, mi direte voi. Conferme che riaffermano la necessità di interventi seri sulla mobilità di una città che ha un’ elevata intensità di automobili rispetto agli abitanti e troppo poche piste ciclabili.
Ma un intervento si profila all’orizzonte, fondamentale e risolutivo a testimoniare la sensibilità dei nostri amministratori. Il parcheggio di S.Bartolomeo.
Daniela Simionato
Capogruppo LegaNT
Giovedì scorso, con mio marito, ho partecipato all’assemblea pubblica tenutasi in Piazza S.Bartolomeo ed organizzata da un comitato di residenti contro il progetto del parcheggio sotterraneo.
La partecipazione è stata modesta e risaltava che come organizzatori e gran parte dei partecipanti appartenessero all’area della “sinistra antagonista”. Forse, un così marcato orientamento ha intimorito qualcuno, e da qui la scarsa adesione della cittadinanza, nonostante l’incantevole serata e lo scenario del sagrato della suddetta chiesa. Peccato.
La grande distanza politica che mi separa dagli organizzatori del comitato non mi impedisce di partecipare come cittadina all’iniziativa e di condividere gran parte delle critiche che vengono mosse all’amministrazione.
Quando si parla della città e della sua difesa da parte di attacchi ed interventi sciagurati, mi piacerebbe che il terreno di confronto e di lotta fosse unicamente l’interesse di Pistoia e dei sui abitanti. Purtroppo non è così.
Da che mi occupo attivamente della nostra città, il ” Piano Cervellati” mi dicono rappresenti un riferimento al quale guardare come modello di sviluppo e recupero della “città storica”.
Il piano in questione è sicuramente importante, non fosse altro per il costo che l’amministrazione ha pagato per la sua realizzazione, ma anche per il prestigio dell’ urbanista per il quale è imprescindibile il rispetto nei confronti della storica struttura del nostro centro cittadino. Pistoia è la tipica città medievale e la preservazione di certi caratteri è fondamentale anche per garantirne la vivibilità.
Il progetto del nuovo parcheggio invece è la negazione di tutte queste premesse. Mi piacerebbe che l’amministrazione sottoponesse tale progetto al Prof. Cervellati, che nel suo piano aveva previsto bel altro per un sito importante come S.Bartolomeo. Se il problema idro-geologico da solo non è sufficiente a sconsigliare tale operazione, pensiamo ai flussi di traffico generati da un parcheggio da circa 350 posti, nelle anguste viuzze della zona. Si sta parlando di mettere le mani sotto la più antica chiesa della nostra città. E se non basta neppure questo, pensiamo alle difficoltà alle quali andranno incontro i residenti, in termini di costi per dover pagare ciò che invece dovrebbe spettargli di diritto. La sconsiderata politica di portare il traffico nella città storica è una scelta antistorica e dove mi si dice di portare i parcheggi alla città rispondo che invece bisogna portare la città ai parcheggi.
Vedo che a breve si terrà a Pistoia un convegno su “Turismo e Medioevo”. Non vorrei che si presentasse la nostra città come quella dove si può “parcheggiare nel medioevo”, nuova frontiera di un tragico, iperrealistico parco a tema.
Anche stavolta la nostra amministrazione conferma la propria straordinaria vocazione a calpestare i diritti della gente presente e futura. Simili disastri, sono “per sempre”, come tragica testimonianza alla posterità.
Daniela Simionato (Capogruppo LegaNordToscana)
Passeggiando, come da tanto tempo non mi succedeva, per la Firenze del centro storico, sono rimasta colpita, oltre che da un’impressione di ordine e di pulizia, da dei grandi cartelli che campeggiavano in prossimità di mercatini e bancarelle. In quattro lingue si dice chiaramente che acquistare merce falsa è un reato. La cosa mi ha colpito in modo particolare perché qui da noi, a Pistoia, si va in controtendenza.
Infatti è da qualche settimana che al mercato hanno fatto la loro ricomparsa i tappetini con articoli falsi. Non è un segnale da sottovalutare per una serie di motivi che di seguito passo ad elencare:
- La merce contraffatta produce un grave danno all’economia del nostro paese che di tutto ha bisogno fuorché di ulteriori problemi.
- La merce contraffatta alimenta la filiera del traffico illegale essendo il commercio di strada l’ultimo anello di una catena che trova origine ed alimento nei racket malavitosi internazionali.
- La merce contraffatta ed il suo libero spaccio nella nostra città attraggono elementi sociali irregolari ed illegali con conseguenze facilmente ipotizzabili.
Ai buonisti, magari anche sinceri, che scuotendo la testa ed alzando le spalle commentano che quei poveracci in qualche modo devono guadagnarsi la giornata, ricordo che non si può trasformare l’illegalità in un ammortizzatore sociale. Ma soprattutto prendere atto che lo sfruttamento di queste persone è l’elemento che sta alla base di questo turpe business.
Un po’ come quelli che hanno voluto liberare la donna dallo sfruttamento delle case di tolleranza, per poi consentire che in un paese civile e democratico esista ancora la tratta delle schiave ed il commercio di carne umana sulle nostre strade.
Cerchiamo di uscire dall’ipocrisia del “volemose bene” e adottiamo le norme che il nostro ordinamento detta.
Nel caso specifico la Polizia Municipale ha funzioni ben definite e per quanto mi risulta anche la Camera di Commercio ha del personale da dedicare a questo compito.
Comandante Napolitano, Presidente Morandi vi invito a prendere atto di queste considerazioni ed a intervenire senza esitazioni. La città si aiuta anche così.
Daniela Simionato
Capogruppo LegaNordT.
Pistoia, 24 .10.2011
© Daniela Simionato, 2008-2012. Tutti i diritti riservati.
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